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Acquaviva Platani

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ORARIO DI APERTURA

Dal Lunedì al Giovedì dalle ore 9:00 alle 14:00

Venerdì dalle 9:00 alle 13:00

 

Guida al Museo dell’Emigrazione

  Le Miniere

Nella prima sala trovano sistemazione i pannelli fotografici che ritraggono i minatori di zolfo, pietre di salgemma e di zolfo, perforatori, ecc…
Dal momento che una delle cause scatenanti l’emigrazione, fu la chiusura della miniera di sale “Spina” in Contrada Salina che dava lavoro a circa 600 minatori e delle altre del circondario.
Pannelli riguardanti i dati statistici dei vari flussi migratori nei vari periodi storici.
Il lavoro nelle miniere, insieme all’agricoltura costituiva la principale risorsa economica del nostro paese, ambedue lavori faticosi e di duri sacrifici.
Il caldo umido del sottosuolo costringeva i minatori a lavorare “nudi in miniera” e a respirare gas nocivi. Il lavoro veniva svolto tutto manualmente per estrarre le pietre di zolfo e di salgemma.
Particolarmente toccante è il pannello “i carusi” che testimonia la miseria di una dura realtà. Il lavoro dei fanciulli chiamati a svolgere un lavoro più grande di loro nei sottosuoli delle miniere con in mano una misera luce diffusa dalle “citalene” (lumi a petrolio).
La partenza
Nella seconda sala, quella dedicata al viaggio, sono esposti bauli, valigie ed indumenti dell’epoca, pannelli raffiguranti i bastimenti in partenza dai principali porti raffiguranti i bastimenti in partenza dai principali porti dell’isola, ingrandimenti di ritagli di giornali e testimonianze di famiglie che hanno vissuto l’esperienza dell’emigrazione. Tali testimonianze evidenziano le condizioni non certo comode bensì accomodante alle quali i nostri concittadini hanno dovuto adattarsi con grande spirito di sacrificio sorretti dalla forza della speranza in un lavoro per costruirsi un futuro migliore. Con questo spirito centinaia di persone sono partite nel “viaggio della speranza”, portando con se i pochi soldi, duramente guadagnati ed una misera valigia di cartone o di legno.
Nel paese di destinazione “il disagio dello straniero” comportava la difficoltà della lingua e degli alloggi spesso occasionali e di fortuna (chiese, roulotte,…) Le immagini delle partenze dai vari porti e stazioni riportate nei pannelli di questa sala lasciano trasparire una grande emozione di chi lascia la propria terra e i propri affetti, nei volti un’aria triste e malinconica velata a tratti da espressioni di serenità e di fiducia, quella fiducia che un giorno sarebbero ritornati nella propria terra mai dimenticata.
Il lavoro all’estero
Nella terza sala quella affettivamente più vicina agli acquavivesi, trovano la loro sistemazione fotografie, lettere, documenti, passaporti, oggetti riguardanti il lavoro dei nostri concittadini, pannelli fotografici che evidenziano l’importante ruolo che la Chiesa ha avuto nel mantenere il legame con i nostri emigrati. La fede e la devozione che la nostra comunità all’estero manifesta verso la Madonna delle Grazie, Protettrice degli emigrati. Quest’ultima sala è così suddivisa: La comunità acquavivese in America, in Belgio, in Francia e in Gran Bretagna. I pannelli dei fratelli Militello con il loro locale “La Concordia”, di Totò Alfano “Lo sceriffo” con la ditta Ciborio”, di Calogero Giambrone e la sua oreficeria, di Giuseppe Orlando con l’hotel “Orlando” e di Calogero Vullo con il ristorante “La Zingarella”, raccontano e testimonia come pian piano partiti con poco, ma con tanto coraggio, volontà, sacrifico ed intelligenza, questi nostri concittadini hanno saputo costruirsi un futuro ed aperto le porte del lavoro a tanti altri acquavivesi.
Le cause dell’emigrazione del latifondo
L’area del latifondo è caratterizzata da un flusso di espatri più ampi della media siciliana, sin dall’inizio della prima grande migratoria italiana (1880-1900). Il “sogno americano” venduto dalle nuove compagnie di navigazione, divenne l’aspirazione di molti, in cerca di un avvenire migliore. Dapprima diffidenti, poi sempre più fiduciosi al raggiungimento del tanto desiderato riscatto lavorativo ed economico, inizia la corsa all’acquisto del passaggio, sacrificando e vendendo le proprie proprietà o indebitandosi con gli usurai del paese. La compagnia più diffusa a Caltanissetta era la “Navigazione Generale Italiana” dei Florio di Palermo.
Nel Paese di destinazione, chi parte non ha chi l’accoglie e se è fortunato, finisce sotto l’ala protettiva di una parrocchia. Nonostante le difficoltà, sono però, in parecchi a superare il difficile impatto iniziale e a cominciare dal basso vari percorsi conducenti ad un progresso sociale ed economico.
 
 
ULTERIORI NOTIZIE
Notizie tratte dal sito del giornalista Ernesto Oliva a seguito del servizio trasmesso su RAI 3 - TGR Sicilia del 19 Ottobre 2017
 
 
 
 

 



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